Osteopatia e vertigini

All’interno dell’orecchio interno si trova il sistema vestibolare, responsabile del controllo dell’equilibrio. In particolare, sono presenti gli otoliti, piccoli cristalli di carbonato di calcio situati nell’utricolo e nel sacculo, strutture che contribuiscono a percepire la posizione del corpo nello spazio e i cambiamenti di accelerazione. Quando questi otoliti si spostano in modo anomalo nei canali semicircolari, possono stimolare erroneamente i recettori dell’equilibrio, generando episodi di vertigine intensa e improvvisa tipici della VPPB.
La vertigine parossistica posizionale benigna si manifesta generalmente con episodi brevi ma intensi di vertigine, scatenati da movimenti specifici della testa, come alzarsi dal letto, girarsi o inclinare il capo.

Oltre alle cause vestibolari, le vertigini possono avere anche origine cervicogenica o mandibolare. Le vertigini cervicogeniche sono spesso associate a disfunzioni del rachide cervicale e a alterazioni della propriocezione del collo, mentre le disfunzioni dell’articolazione temporo-mandibolare (ATM), come nel caso di bruxismo o serramento, possono influenzare l’equilibrio attraverso connessioni neuromuscolari e posturali tra mandibola, cranio e rachide cervicale.

In questo contesto, il ruolo dell’otorinolaringoiatra (ORL) è fondamentale per la diagnosi differenziale delle vertigini. Lo specialista ORL valuta il sistema vestibolare attraverso test clinici specifici e manovre diagnostiche, come la manovra di Dix-Hallpike, utile per identificare la presenza di VPPB e localizzare il canale semicircolare coinvolto. Inoltre, l’otorinolaringoiatra esclude altre patologie dell’orecchio interno o del sistema neurologico che possono causare vertigini.
Il trattamento della VPPB è principalmente di competenza medica e prevede manovre liberatorie specifiche, come la manovra di Epley o Semont, che hanno l’obiettivo di riposizionare correttamente gli otoliti all’interno dell’orecchio interno.
In questo contesto, l’osteopatia si inserisce come approccio complementare, soprattutto nei casi di vertigini cervicogeniche o associate a disfunzioni dell’ATM.
L’osteopata valuta la mobilità del rachide cervicale, le tensioni muscolari sub-occipitali, la postura e le eventuali disfunzioni mandibolari che possono contribuire a mantenere i sintomi. Attraverso tecniche manuali mirate su cervicale e sistema cranio-cervicale, il trattamento osteopatico può favorire una riduzione delle tensioni e un miglior equilibrio neuromuscolare, sempre all’interno di un percorso multidisciplinare in collaborazione con l’otorinolaringoiatra e, quando necessario, con gnatologo e dentista.

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